Matteo Rigoni

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Suolo

Argillo-calcarei, con forte presenza di ferro

Ettari

3,5

Numero di bottiglie

7.000

Conduzione viticola

Biologico Certificato

Cosa hai fatto nella vita prima di interessarti alla viticoltura?

Dopo il liceo ho studiato Ingegneria per due anni e successivamente Lettere. A seguito della morte di mio papà, nel 1995, ho rilevato la sua azienda zootecnica. Ho poi ricevuto da mia mamma una bella casa di campagna dove mio nonno, un medico, negli anni cinquanta, aveva piantato il pinot grigio. Nel 2004 ho reimpiantato la vigna, ampliandone le superfici e, nel 2017, ho ristrutturato la vecchia stalla e il portico creando l’attuale cantina.

Perché ti sei dedicato a fare il vino?

Per amore del luogo in cui vivo. Credo che il vino veicoli, in maniera concreta, molte tematiche oggi di grande interesse quali rispetto per la terra, attenzione per il sistema suolo/piante/essere umano, necessità di costruire un sistema di lavoro organico e coerente con le attuali conoscenze sulle produzioni “naturali”. In casa nostra si parlava spesso della scarsità di produzioni ottenibili da questa terra ma, di converso, del loro assoluto livello qualitativo. Ho voluto raccogliere anche questa sfida che aleggiava da decenni in famiglia.

La persona da cui più hai tratto ispirazione?

Non una persona ma prodotti del territorio. I Colli Berici, sotto il profilo vitivinicolo, sono poco conosciuti e in buona parte purtroppo monopolizzata da grosse cantine. Alcuni eroici produttori all’inizio degli anni ’70 provarono a fare vini di qualità. Cito per esempio le famiglie Piovene, Lazzarini, Da Schio, Carampin. Dei vini nati in quel periodo “eroico” e negli anni successivi, alcuni sono ancora reperibili e mostrano, soprattutto sui merlot, longevità ed eccellenti qualità.

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro?

Per un piccolo produttore è difficile delegare a causa della dimensione aziendale e dei relativi margini economici. Dobbiamo pertanto cercare di far fronte a tutti i problemi di una produzione vitivinicola, dalla gestione del suolo alla commercializzazione del prodotto che richiedono grandi e specifiche competenze.

Su quale aspetto lavorativo stai concentrando maggiormente le tue energie e il tuo tempo?

Sulla produzione di uve di massima qualità e la relativa vinificazione.

Descrivi in poche parole il “tuo” luogo.

Il mio luogo è una casa. Una casa voluta nel 1608 da un nobile vicentino, religioso, che qui si ritirava con altri seguaci della Chiesa, allora appena controriformata. Quindi è un luogo benedettino e, aggiungerei, benedetto. È un luogo scomodo e molto appartato, con pochissime aree coltivabili ricavate a fatica sottraendole ai boschi e togliendo sassi, azioni svolte di generazione in generazione per oltre 400 anni. Io stesso sono un praticante zen da un paio di decenni e questo mi aiuta a percepire questo luogo sia come luogo di silenzio e operoso raccoglimento sia come luogo di apertura a chiunque voglia venire a trovarci.

Qual è il vero valore del vino?

Il vino è bellezza e, in senso greco, ciò che è bello è anche buono. Su quel buono si innestano tutti i valori legati alla sua sincerità e alla sua “naturalezza”, intesa come lavoro dell’uomo il meno invasivo possibile. Il vino non industriale oggi è veicolo di bellezza, di industriosità invece che industrialità, di accettazione (della diversità delle annate per esempio) invece che imposizione (la ricerca dell’uniformità), di amore per una terra invece che sfruttamento. Potrei proseguire all’infinito…

Quale zona vitivinicola ti suscita particolare interesse?

Mi concedo due risposte:

Tutte, perché ognuna ha problematiche specifiche che ampliano una visione ristretta alla terra che una persona abita e da cui produce. In generale amo le zone difficili, quelle dove l’ingegno dell’uomo prevale sulla semplice vocazione territoriale (ad esempio la Valtellina).

La mia zona, perché le mie radici e quelle delle mie viti sono qui ed è da qui che io parto e arrivo.

Una bottiglia che ti ha colpito.

Merlot Lazzarini 1993. Non avevo mai incontrato un vino di quasi trent’anni con così tanta potenza, freschezza ed eleganza, forse per mia limitatezza nel bere. Mi colpiscono molto anche certi vini del Collio, per esempio la Ribolla e il Merlot de La Castellada.

Musica preferita?

In generale la musica classica. Ma ascolto tutto, dall’elettronica ai canti di montagna.

Vini

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