Indomiti

Simone Ambrosini

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Suolo

Argillo-calcarei

Ettari

2,5

Numero di bottiglie

12.000

Conduzione viticola

Nessuna certificazione

Cosa hai fatto nella vita prima di interessarti alla viticoltura?

Dopo il liceo mi sono preso un anno sabbatico che si è rivelato fondamentale. Sono andato in Australia e in Nuova Zelanda, lì ho lavorato nell’agricoltura e nell’allevamento. Alla fine di questa esperienza, a 19 anni, ho scelto di studiare Enologia e Viticoltura. Dopo varie vendemmie tra la Borgogna, la Toscana e il Trentino, si è risvegliato qualcosa nella mia coscienza già stanca della sola idea del lavoro da dipendente. Ho iniziato a fantasticare su una mia possibile azienda, non possedevo niente, nessuna cantina, terra o mezzo agricolo. Nel 2017 ho preso in affitto una cantina e, tramite il passaparola, alcuni vigneti sui Colli Berici. 


Perché ti sei dedicato a fare il vino?

L’ho scelto quando mi trovavo in Nuova Zelanda dove ero ospite di una famiglia svizzera che lì aveva anche un vigneto. Stavo riflettendo su quale strada prendere per iniziare a mettere le mie radici ed ero indeciso tra Regia, Antropologia ed Enologia. Nel frattempo avevo stabilito un contatto con la terra e sentivo ci fosse anche un lato artistico.

Chi è stata la persona da cui più hai tratto ispirazione?

Alfonso Soranzo, dal quale ho lavorato diversi mesi, lui sicuramente è stato ed è un punto di riferimento, un maestro, soprattutto per la sua onestà intellettuale, la coerenza, la sincerità verso sé stesso, verso il vino e verso l’agricoltura.

Qual è l’aspetto più difficile di questo lavoro?

Questo continuo saltare da una precarietà all’altra che nel mio caso dipende molto dall’avere (o non avere) una cantina. Quasi ogni anno mi è capitato di arrivare a luglio nell’incertezza di poter vinificare le uve e questa tensione pesa… L’altra difficoltà è accettare di perdere, soprattutto con la crisi climatica che stiamo vivendo negli ultimi anni. È difficile ammettere che le cose non vanno come vorresti.

Su quale aspetto lavorativo stai concentrando maggiormente le tue energie e il tuo tempo?

Sto approfondendo alcuni aspetti che riguardano l’agricoltura generale, soprattutto agroecologia, agroforestazione, permacoltura. Farò anche un corso sull’agricoltura sintropica. Queste discipline stanno cercando di ridisegnare il modello e il metodo con cui operiamo che non può più essere monocolturale.

Nel mentre mi sto dedicando al prossimo passo dell’azienda: il mio vigneto sarà coltivato in modo completamente diverso rispetto alle modalità adattate finora. Si tratta di un progetto molto ambizioso perché scombina tutto quello che ho imparato nel corso degli anni.

Descrivi in poche parole il “tuo” luogo.

Selvatico: i Colli Berici sono sempre più selvatici, senza regole, senza padroni, un verde appezzamento che cresce sopra la pianura dei capannoni abbandonati.

Corallina: è una zona ricca di reperti archeologici, di palafitte, di caverne lunghe e inesplorate. A volte, quando annusi la terra durante le sere estive, si respira l’odore del passaggio del mare, dei crostacei.

Qual è il vero valore del vino?

È il ponte tra terra, uomo e cielo, noi siamo nel mezzo, un elemento di passaggio. Il vino ci ricorda le nostre origini ma vuole trascinarci verso il nostro destino. Quando una persona beve un vino sincero, magari anche frutto di una bella annata, qualcosa si scopre e si attiva. Il vino ha questo potere incredibile: è capace di portare sollievo ed entusiasmo nelle battaglie di ogni giorno.

Quale zona vitivinicola ti suscita interesse?

Tempo fa avrei risposto Borgogna. Ora come ora sono più interessato a territori caldi come la Sardegna, il Cile, zone anche sconosciute ma che hanno una memoria antica.

Una bottiglia che ti ha particolarmente colpito.

Il Pico 2011 di Angiolino Maule.

La tua musica preferita?

Fabrizio de André, Storia di un impiegato.

Vini

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