Giocaia

Jacopo Nordera

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Suolo

Calcarei con presenza di fossili e vene basaltiche

Ettari

10 a vigneto

Numero di bottiglie

7.000

Conduzione viticola

Biologico certificato

Cos’hai fatto nella vita prima di interessarti alla viticoltura?
Ho studiato Scienze Politiche e poi sono stato in India per otto anni dove ho lavorato in vari ambiti, dalla Camera di commercio all’insegnamento della lingua italiana. Poi, con amici, ho fondato una scuola di canoa e abbiamo cominciato a importare attrezzatura per praticare questo sport. Sono tornato in Italia nel 2013. Ufficialmente l’azienda è nata nel 2015 ma già nel 2014, con mio fratello Giovanni, abbiamo maturato la decisione di riprendere in mano le proprietà di famiglia.

Perché ti sei dedicato a fare il vino?
Innanzitutto per la passione nei confronti del territorio che si è manifestata prima lavorando nell’uliveto e poi prendendomi cura delle vigne. In India, quando avevo la fortuna di aprire una bottiglia, riuscivo a sentire il legame con la mia terra di origine. Era un’esperienza che mi arricchiva molto. Stando lontano ho imparato ad apprezzare e capire valori che prima non consideravo. 

La persona da cui più hai tratto ispirazione?
Penso innanzitutto al maestro di yoga che ho conosciuto in India: tutto quel che ho imparato lì mi guida nel quotidiano. Certamente è di grande ispirazione il confronto con mio fratello che mi aiuta a crescere e a camminare in questo percorso. Infine i viticoltori artigiani i cui vini mi spingono a mandare avanti la mia ricerca.

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro?
Mi aspettavo di dedicarmi totalmente all’agricoltura e invece spesso ho a che fare con carte che rappresentano una vera difficoltà psicologica. Poi è difficile interpretare la stagione, l’annata e la natura, soprattutto per me che ho pochi anni di esperienza alle spalle. 

Su quale aspetto lavorativo stai concentrando maggiormente le tue energie e il tuo tempo?
Ci stiamo concentrando molto – parlo sempre al plurale perché siamo una squadra – sulla cantina perché finalmente abbiamo un nostro spazio dedicato alle vinificazioni. Inoltre stiamo ancora cercando di capire come preservare e valorizzare al meglio le vecchie vigne.

Descrivi in poche parole il “tuo” luogo.
Misterioso perché per noi c’è un enigma legato a questa collina, ha una grande carica simbolica ed energetica. Selvatico perché un tempo c’era la selva, adesso ci sono le viti ma è chiaro come il bosco cerca di riprendersi la sua parte.

Qual è il vero valore del vino?
Il legame tra il vino e la terra è fondamentale. Il senso è capire la connessione che, attraverso il bicchiere, si stabilisce con il luogo e con le persone che lo abitano.

Quale zona vitivinicola ti suscita interesse?
C’è sempre l’idea di tornare in India e provare a fare il vino. Ci sono molte zone vocate, io stavo vicino a Bangalore e su quelle colline si fa il vino!

Una bottiglia che ti ha particolarmente colpito.
Mi ha davvero stupito una Cuvée di Château Le Puy.

Musica preferita?
I CCCP di Affinità-divergenze. Poi sono cresciuto ascoltando tanto Straight edge e Hardcore.

Vini

Mappa vitigno di