Fora

Simone Fanton e Giovanni Bottazzi

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Suolo

calcarei-argillosi e terre rosse

Ettari

1

Numero di bottiglie

8000

Conduzione viticola

Nessuna certificazione

Cosa hai fatto nella vita prima di dedicarti al vino?

Simone: Lavoravo in un ufficio commerciale ma ho capito subito che non era la vita giusta per me. Sono andato a vivere a Londra, lì ho iniziato nella ristorazione ed stato amore a prima vista. Avevo già la passione per il vino, ho avuto modo di “affinare il palato” e, una volta rientrato in Italia, ho frequentato il corso da sommelier.

Giovanni: Sono laureato in Economia, provengo da un mondo molto diverso da quello del vino. Ho lavorato per anni nel turismo e ho viaggiato molto. Poi mi sono occupato di pianificazione e risorse umane all’interno di un’agenzia viaggi.

Perché ti sei dedicato a fare il vino?

Simone: In enoteca ho capito che è fondamentale conoscere produttori e territori. Era quella la strada giusta… e il suo compimento, per me, dedicarsi alla vigna e alla cantina.

Giovanni: A un certo punto ho capito che spendevo troppi soldi. Allora ho pensato che sarebbe stato meglio produrlo, magari avrei speso meno… invece sto spendendo di più! Scherzi a parte, mi affascinava l’idea del fare vino per riqualificare un territorio. 

La persona da cui più hai tratto ispirazione?

Simone: Il mio grande maestro è stato Danilo della storica enoteca Berealto di Vicenza. Mi ha insegnato tanto sulla degustazione, con lui ho accumulato una grande esperienza.

Giovanni: Mio padre e Simone Fanton. Cristian Moresco e Davide Xodo mi hanno insegnato e mi stanno insegnando moltissime cose. 

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro?

Simone: Capire come rispettare la terra e le viti. Chi l’ha fatto e continua a farlo con intelligenza può riuscire a gestire meglio anche le annate più complicate.

Giovanni: La cantina. In campagna so come muovermi, in cantina ho spesso bisogno di “alzare la mano”.

Su quale aspetto lavorativo stai concentrando maggiormente le tue energie e il tuo tempo?

Simone: Stiamo provando a convivere con il cambiamento climatico. Ogni anno operiamo in modo che la pianta riesca ad adattarsi a queste condizioni. Questa è la grande battaglia che affronteremo in futuro. 

Giovanni: Sul lavoro in campagna e, nello specifico, su quel che riguarda la potatura. Sto leggendo libri e seguendo dei corsi.

Descriveresti in poche parole il “tuo” luogo?

Simone: Familiare, è la terra che calpestavamo da giovani. Aggiungo “quotidiana”, “amica”, “intima”. Non andiamo lì solo per lavorare ma anche per rilassarci, stare con gli amici e aprire qualche bottiglia.

Giovanni: Fora, all’aria aperta! Un piccolo paradiso.

Qual è il vero valore del vino?

Simone: C’è bisogno di un po’ di silenzio inteso come “rispetto” perché il vino è la nostra quotidianità, è il compagno di mille avventure, non ci ha mai tradito. E poi il vino deve essere sempre presente a tavola, deve far parte della famiglia.

Giovanni: È un alimento sociale. Se conosci il vino di una zona puoi conoscere gli usi, i costumi, l’ambiente, il carattere delle persone che ci abitano.

Quale zona vitivinicola ti suscita interesse?

Simone: Le Langhe e la Mosella. Anche l’Alto Piemonte e la Valtellina.

Giovanni: Napa Valley per la sua bellezza, non per i vini. E poi Mosella, un mondo a sé stante.

Una bottiglia che ti ha particolarmente colpito.

Simone: Un Barolo di Cappellano del 1954 aperto con il mio maestro Danilo. Marsala 1901 De Bartoli, Trebbiano Valentini 1985. 

Giovanni: Una delle prime bottiglie di Aetneus dei Custodi delle Vigne dell’Etna e alcuni Riesling degli anni Settanta.

Musica preferita.

Simone e Giovanni: Dal momento che siamo amanti del ciclismo e questo emerge anche dalle nostre etichette, abbiamo abbinato ai nostri vini anche alcune canzoni, Diavolo Rosso di Paolo Conte, ad esempio.

Vini

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