Doline

Nicola Rigo

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Suolo

Calcarei con presenza di fossili marini

Ettari

0,5

Numero di bottiglie

2500

Conduzione viticola

Nessuna certificazione

Cosa hai fatto nella vita prima di interessarti alla viticoltura?
Mi porto dietro la passione per il vino dall’età del motorino. Dai Gewürztraminer sono passato ai Franciacorta e poi agli Champagne. Ho iniziato ad alzare il tiro e così organizzavo viaggi in Francia per acquistare le bottiglie anche perché, durante le degustazioni, continuavano a dirmi: «Questo vino sarà buono fra dieci anni». Non capivo bene questa frase ma mi è sempre rimasta dentro e quindi ho deciso di andare a prendere Champagne direttamente in cantina per fare scorte e capirne l’evoluzione. Così, pian piano, ho fatto il mio percorso. Tra passione e fortuna ho iniziato a prendere in considerazione la vigna di famiglia per scoprire, poi, che avevo pure l’arroganza di saperne qualcosa ma invece non ne sapevo niente.

Perché ti sei dedicato a fare il vino?
Era un momento della mia vita in cui avevo bisogno di serenità. 
In campagna ho trovato un modo per sfogarmi fisicamente e psicologicamente. Quindi ho iniziato sia per vedere un risultato concreto, sia per fare qualcosa per i miei figli, che mi permettesse di lasciare loro qualcosa.

La persona da cui più hai tratto ispirazione?
Ci sono state persone che mi hanno “aiutato” ad arrivare al risultato, ma quello che ci ha creduto di più sono io. Gli altri possono dare dei consigli però, alla fine, chi lavora? L’ispirazione proviene dalla mia testardaggine: se non sono capace di fare una cosa, imparo a farla. E poi le nuove scoperte mi aiutano a restare fresco.

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro?
La vigna è come un figlio: ci lavori ma non sai cosa succederà di anno in anno. Si fatica senza avere la certezza del risultato, se sei stato bravo probabilmente farai il vino che avevi pensato a inizio stagione. Tuttavia può accadere il contrario di quel che avevi pensato. Il 28 agosto 2020 una grandinata ha distrutto la vigna e ha distrutto anche me, vagavo per la vigna e piangevo.

Su quale aspetto lavorativo stai concentrando maggiormente le tue energie e il tuo tempo?
La mia vigna ha vent’anni ed è stata maltrattata, specialmente dal punto di vista delle potature: i tagli grossi effettuati in passato stanno facendo soffrire le piante, alcune stanno morendo per il mal dell’esca. Ho dovuto rimpiazzare migliaia di viti, sarebbe più economico estirpare tutto invece ogni anno mi applico per non perdere ciò che può darti una pianta matura. 

Descrivi in poche parole il “tuo” luogo.
Tutto ciò che vivi in Toscana, riportato in Veneto. C’è la stessa riservatezza delle colline toscane, la pace, i rumori e i profumi ai quali non siamo più abituati. 

Qual è il vero valore del vino?
Il vino è un alimento, ha un valore pari a quello della cucina e delle materie prime. Provo fastidio quando si parla di sete: se sono assetato non bevo il vino. Avrei potuto fare un rifermentato, sarebbe stato più facile da gestire e, magari, avrei limitato un problema economico ma la mia testardaggine mi ha portato alla decisione di non produrlo.

Quale zona vitivinicola ti suscita interesse?
Sono innamorato dell’Aube e di Reims. 

Una bottiglia che ti ha particolarmente colpito.
Sono un grande estimatore di Ruppert-Leroy.

Musica preferita?
Rino Gaetano. Ogni tanto, per sfogarmi, ascolto Tutto il resto è noia di Califano.

Vini

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